lunedì 2 agosto 2010

CO-STRETTI (Maria Teresa Sabatiello)


Co-stretti del maestro d'arte Sabatiello Maria Teresa
Pietra marina dipinta con colori acrilici - Dimensioni: cm 27 x 26 x 33 h circa "Ognuno porta sulle spalle il peso del proprio passato, e forse anche del proprio presente... e spesso quello che risulta pesante per noi, è per altri "allettante"... e spesso ci si accorge dell'importanza delle persone, quando si sta per perderle... e spesso non si fa in tempo a preservarle, ma a volte si...

martedì 27 luglio 2010

Ad ognuno il suo

Alcuni anni fa, nel corso di una ricerca mi sono imbattuto in opere attribuite a Pieter Brueghel, pittore fiammingo del cinquecento, definito da molti “pittore del mondo contadino”, e sono rimasto molto colpito da un’opera in particolare conservata ad Anversa nel Museo Mayer van den Bergh e datata 1558, che consiste in una tavola, suddivisa in dodici parti, ciascuna riportante la rappresentazione di un proverbio tramite la raffigurazione di un personaggio.
Personalmente credo che in quest’opera si possa comprendere l’universalità dell’arte, in pratica l’idea che attraverso di essa si possa infrangere ogni frontiera: geografica, culturale, educativa.
Appare chiaro che le dodici immaginette, in origine separate e usate solitamente come piatto, servano da siparietto ad altrettante messe in scena dei rispettivi proverbi a cui fanno esplicito riferimento e vanno inserite nella tradizione orale della saggezza popolare.

Andiamo ad analizzare le dodici figure con le rispettive scritte.
Da sinistra, nell’ordine superiore si trovano: “Bere di continuo, anche da ubriachi, induce in povertà, disonora il nome e porta alla rovina”; “Io sono un opportunista, d’un genere tale per cui voglio sempre il mantello dove il vento spira”; “Porto il fuoco in una mano, l’acqua nell’altra, e passo il tempo con pettegoli e donnette” (ovvero le megere seminano discordia); “Nel fare baldoria nessuno mi teneva testa; adesso, finito in miseria, me ne resto tra due sedie, seduto sulla cenere”.
Nell’ordine centrale, sempre da sinistra, si trovano: “Il vitello mi guarda con occhio smarrito; che serve se chiudo il pozzo quando ormai è annegato?” (ovvero il rimorso tardivo non giova a nulla o è inutile piangere sul latte versato); “Se a qualcuno piace faticare inutilmente, getti rose ai porci” (ovvero le buone azioni vanno fatte a chi le merita); “L’armatura fa di me un coraggioso guerriero, e attacco un campanellino al gatto” (ovvero la tenuta militare rende arditi anche i paurosi); “La fortuna del vicino mi strazia il cuore; non sopporto che il sole si specchi nell’acqua” (ovvero l’invidia impedisce la felicità).
Nel registro inferiore, sempre da sinistra, si trovano: “Sono bellicoso, fiero e iracondo; perciò batto la testa nel muro” (ovvero il collerico è causa dei propri problemi quindi può solo fare “cap e mur”) ; “A me tocca il magro, il grasso agli altri: e pesco sempre fuori dalla rete” (ovvero l’incapace si arrabatta inutilmente); “Mi copro con un mantello celeste; ma quanto più mi nascondo, tanto più mi riconoscono” (ovvero l’infedeltà della moglie rende famoso il marito, suo malgrado); “A qualunque cosa io miri, non riesco mai ad ottenerla: orino sempre contro la luna” (ovvero è inutile avere aspirazioni troppo elevate)
Conosco molte persone a cui queste sentenze vestono a pennello, come penso ne conosciate anche voi, e la cosa straordinaria è che molti di questi proverbi sopravvivono, anche se in forma diversa, in molti dialetti nostrani, pertanto essi potrebbero essere propri della cultura popolare e contadina di ogni parte d’Europa.
Pertanto, vi esorto a confrontare questi da me riportati, con quelli della tradizione popolare napoletana e non resta che dire: ad ognuno il suo.

I nostri numeri


Sono trascorsi quasi tre mesi dalla pubblicazione del portale http://www.arteide.it e i risultati sono notevoli.

4.000 visite uniche

20.000 pagine visitate

90 iscritti al portale

500 iscritti alla newsletter

900 fans della pagina facebook

1250 iscritti al gruppo facebook

Stiamo lavorando per migliorare molti aspetti del portale ancora in via sperimentale e siamo convinti che queste migliorie saranno ancora più apprezzate da voi tutti.

martedì 4 maggio 2010

5 maggio online www.arteide.it

Con il nome “arteide” si vuole indicare una piattaforma web tesa a valorizzare tutte ciò che l’arte riesce a generare, in termini di oggetti e servizi. La creazione di un portale web di annunci e di schede dettagliate per espositori nel campo dell’arte, del turismo e della formazione.Il termine “arte” è inteso in un senso più ampio rispetto alla sola creazione artistica, pertanto tutte le categorie di questa piattaforma web, valorizzano l’idea di vivere l’arte nella quotidianità (l’arte della vendita, l’arte dell’enogastronomia, l’arte dell’accoglienza, l’arte della formazione, l’arte dei viaggi, l’arte dei servizi per l’arte e non solo.)
Il nostro punto di forza è quello di mettere a sistema attività commerciali e servizi culturali, che possono sembrare distanti tra loro e che in arteide.it si incontrano e si integrano, diventando un efficace strumento di ricerca nel settore dell’arte, del turismo e della formazione e un luogo di incontro e scambio privilegiato per nuove tendenze in fatto di cultura e business.
Ti aspettiamo.......www.arteide.it
PROVALO GRATIS!!!!!!

giovedì 18 febbraio 2010

Appello contro i tagli alle ore di storia dell'arte dalle scuole secondarie

Preso atto della riduzione degli orari di storia dell'Arte nei licei e la sua scomparsa dagli istituti tecnici e professionali dovuti alla riforma Gelmini, ci appelliamo al Ministro della Pubblica Istruzione affinchè riveda questa decisione che ci lascia insoddisfatti e interdetti.Non possiamo che manifestare il nostro disappunto in merito a punti della riforma che troviamo ideologicamente pericolosi, a partire dalla sua impostazione classista: La disciplina "Storia dell'arte" rimane, infatti, sostanzialmente nei licei, scuole che nella mente dei riformatori sono le destinatarie di un'umanità superiore, appunto di serie A. L’insegnamento della Storia dell’Arte sparisce infatti dal Professionale, rimanendo nel Tecnico, pur decurtata di ore, in un unico indirizzo, quello Turistico. Siamo contrari al messaggio per cui le discipline tecniche hanno maggiore dignità rispetto a quelle umanistiche Ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina.Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza che si vuole cancellare?

La società civile
Tratto da:
http://www.petizionionline.it/petizione/appello-contro-i-tagli-alle-ore-di-storia-dellarte-dalle-scuole-secondarie/720
http://www.facebook.com/group.php?v=photos&gid=495160385120&so=210#!/group.php?gid=495160385120

giovedì 4 febbraio 2010

L’enigmatico De Chirico

La storia dell’arte è piena di geni o di artisti che in un certo senso hanno dato un contributo originale per lo sviluppo della pittura contemporanea ed uno di questi è senza dubbio il fondatore della scuola metafisica Giorgio De Chirico.
Nasce a Vòlos in Grecia nel 1888 e muore a Roma nel 1978, studiò arte ad Atene e a Monaco dove apprese la pittura romantica e decadente di Arnold Bocklin e di Max Klinger. Nel 1911 fu a Parigi: nella capitale francese frequentò Paul Valèry e Guillaume Apollinare, ma non si associò alle avanguardie artistiche che a loro facevano riferimento.
A Monaco di Baviera lontano da ogni influenza dell’Impressionismo e del Postimpressionismo, aveva guardato con partecipe ammirazione alla pittura scenografica e simbolista - tra tardo romanticismo naturalistico di spiriti nordici e mitologie "mediterranee" di un classicismo tutto letterario.
Era appassionato anche nella lettura dell’Ecce Homo di Nietzsche dove è evocata l’intensa suggestione delle città italiane nella luce silente dei pomeriggi autunnali, e da “Sulle cose supreme” di Otto Weininger dove si proponeva una “metafisica come simbolistica universale”.
Si spiegano così i suoi primi quadri come: L’enigma di una sera di autunno del 1910; L’enigma dell’ora e Nostalgia dell’infinito del 1911 e la serie delle Piazze d’Italia eseguite per lo più a Parigi nel ricordo dei lunghi portici ombrosi e delle architetture uniformi e semplificate che avevano colpito il pittore durante i suoi soggiorni dal 1909 al 1911 a Milano, a Firenze e soprattutto a Torino.
Sono dipinti, che possono essere già considerati “metafisici” per quel senso di mistero, di arcana meraviglia che promana da quelle prospettive esasperate, da quella spazialità ora impervia, ora geometricamente bloccata tra quinte e fondali, ora dilatata al limite invalicabile di un cielo verde cupo: uno spazio rarefatto entro cui anche la parvenza e gli eventi della vita quotidiana acquistano la carica simbolica, inquietante ed elusiva delle immagini oniriche. Quadri che sono esaltati da una luce astratta che proietta lunghe ombre in diagonale, nettamente scandite.
Dal 1915 al 1919 Giorgio De Chirico fu a Ferrara, che per la particolare configurazione architettonico - urbanistica trova per il mondo "metafisico" dell’artista il suo luogo ideale.
A Ferrara, De Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò il percorso che lo portò a definire i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista “Pittura metafisica”.
I quadri di questo periodo sono: Interno metafisico con grande officina del 1916; Pomeriggio soave del 1916; Arnesi per lo scolaro e I pesci sacri del 1917; opere che rappresentano oggetti rari o usuali avulsi dal ragionevole contesto della loro pratica destinazione e intellettualisticamente riuniti in accostamenti inediti, sorprendenti, capaci di suggerire una loro riposta capacità di "significare".
Ma è anche il periodo di quadri come: Ettore e Andromaca, Le muse inquietanti, Il grande metafisico, in cui compare alla ribalta il teatro metafisico di De Chirico, animato dai celebri manichini, meccanici ma vitali aggregati di gessi archeologici, di squadre di righe, di pezzi ortopedici e di supporti per sartoria. Sono questi i personaggi, gli eroi delle ironiche mitografie dechirichiane; fantasmi appena riconoscibili di un mondo remoto, irrimediabilmente perduto e insieme prefigurazione di quella umanità disumana di cui parlava il fratello di De Chirico, Alberto Savinio: "Tale sarà l’uomo di ferro nella sua esistenza muta che gli mancherà il dolore, la passione, la fede" ( dall’Uomo senza volto di Alberto Savinio).
L’esperienza metafisica di De Chirico poté costituire un’anticipazione, o comunque uno stimolo nei confronti del movimento surrealista. Poeti e pittori surrealisti riconosceranno nell’artista italiano uno dei padri e precursori del Surrealismo; ed è innegabile l’influenza esercitate dalle sue opere su pittori come: Ernst , Dalì, Tanguy, Magritte; Delvaux.
La figura del manichino, simbolo dell’uomo-automa contemporaneo ben si associa alla definizione spesso usata per descrivere i giovani di oggi che tendono ad uniformarsi alle mode dei costumi e degli usi; spesso privi di personalità propria e alla ricerca spasmodica di modelli da imitare.
La forza che nasce dalla massificazione degl’interessi aiuta il giovane-automa a non sentirsi diverso o non accettato dai suoi coetanei.
L’enigma del mondo dechirichiano non può e non vuole ricevere soluzione, è la suggestione in sé del mistero, un mistero scontato che non può commuovere ,ma che non ha nulla da scoprire.
In foto: Le Muse iquietanti, 1917

martedì 2 febbraio 2010

Il Classico David (Jacques - Louis)


Nasce a Parigi nel 1748, morirà nel 1825, la sua produzione artistica sarà caratterizzata da eventi storici come: La Rivoluzione Francese e l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte.
Il David si impone nel panorama francese con il Giuramento degli Orazi, questo quadro fu esposto a Roma nel 1784 e l’anno seguente nel Salon parigino segnando una svolta importante nell’intera vicenda artistica europea.
Ricordiamo che David visse nel 1780 in Italia, visitando città come Roma e Napoli, ove poté alimentare la sua passione per l’antico.
Nonostante il suo viaggio in Italia, nel 1784 la forma delle sue opere è ancora legata al gusto settecentesco nel riprodurre l’antico.
Ampollosa, costruita e spesso poco sciolta è la pittura del David in questo periodo, come si nota nel Ritratto del conte Potoski del 1781.
Ritornato in Francia, l’autore studia con più attenzione i traguardi artistici del Poussin e medita profondamente sulle imponenti opere classiche, ammirate anni prima in Italia, raggiungendo traguardi di sobrietà e scioltezza stilistica già presenti nella sua formazione artistica giovanile.
La semplicità espressiva e gli ambienti disadorni da un plasticismo tutto settecentesco è qualcosa di innovativo, come anche l’azione che acquista un respiro originale, scandita chiaramente dalle luci e dalla stabilità dei gesti.
Questo atteggiamento pittorico, non è altro che la meta della volontà del pittore, di adattarsi con rigorosa fedeltà ai modelli antichi, originata dal nuovo spirito con cui David osserva l’arte e la storia antica.
David pensa infatti, che la Grecia e Roma non rappresentano solamente le testimonianze nel campo artistico di norme perfette di proporzione e di bellezza, ma anche incomparabili esempi di virtù e di rispetto umano.
Infatti, sono proprio questi modelli che l’artista deve ricordare se vuole che le imitazioni dell’antico non producano immagini snervate e vuote di emozioni, ma si impregnino di una volontà di identificazione spirituale. Nel Bruto del 1789 e nel Marat del 1793 non c’è posto per vuote soluzioni estetiche: L’antico è rievocato perché esalti le qualità morali dell’uomo.
Possiamo definire il David, un unione fantastica delle spinte Neoclassiche e delle ideologie rivoluzionarie in Francia. Le sue opere acquistano una pregnanza ideologica tali da divenire la naturale espressione artistica della borghesia in lotta.
Tra le ultime opere dell’artista sono da ricordare Amore e Psiche e Marte disarmato da Venere dipinte nel 1824.
Attento studioso della realtà, il David sacrificò il sogno e la fantasia ad un lucido raziocinio ed a causa del suo temperamento non portato all’immaginazione ottenne i migliori risultati dipingendo davanti al modello, ciò ci induce a dire che si possono dare emozioni ed essere unici anche riproducendo e rielaborando opere antiche e troppo spesso abbandonate per il gusto del nuovo, riscoprendo la bellezza della perfezione e rivalutandone i contenuti.